Ti Amo, ti odio, ti ignoro
Le passioni della clinica psicoanalitica
Di Mariela Castrillejo
Con un’intervista a Massimo Recalcati

Con i fili dell’amore si intessono le trame più dissimili e straordinarie delle vite umane. Non potrebbe essere diverso per la psicoanalisi. Jacques Lacan affermava che la sola cosa che si fa nel discorso analitico è parlare d’amore. Il percorso di un’analisi è segnato dall’inizio alla fine dalle questioni amorose. In partenza, secondo Freud ci si imbatte ineluttabilmente nel cosiddetto amore di transfert e, alla fine dell’analisi, emerge quel che Lacan chiamava “un nuovo amore”, un amore che non ha mai abitato i territori della ripetizione. In che modo l’analista si relaziona con le passioni nella sua pratica? Massimo Recalcati risponde: “Lo constatiamo nella nostra pratica: se c’è gioia passionale nell’analista essa consiste nel vedere emergere il desiderio singolare del soggetto, nel vedere come esso acquisisca una forma unica, singolare, non eguale, come si differenzi, come trovi il suo principio etico. Incarnare l’oggetto causa del desiderio significa tacere l’amore.”
La sola cosa che si fa nel discorso analitico è parlare d’amore. Gli analizzanti parlano della passione amorosa nella coppia, della tenerezza per i figli, di come i genitori li abbiano prediletti o meno; ma anche dicono del suo lato più tragico: l’infedeltà, la gelosia, l’odio, l’invidia. Questo testo nasce dalle speculazioni dei classici della psicoanalisi rivitalizzati dall’insegnamento di Massimo Recalcati e da conversazioni e letture condivise per interrogarci su come un soggetto possa amare, desiderare e godere.